Marzo 2020

Tortine alla vaniglia

Oggi prepariamo delle piccole tortine alla vaniglia ricoperte di zuccherini. Sono un’ottima alternativa alla classica torta da presentare ad un compleanno o ad un evento. Sono buone e comode da servire perché già porzionate; potete anche decidere di farle di colori diversi per rendere tutto ancora più divertente.

Osate sbizzarrendovi con gusti e colori diversi, fatevi aiutare dai vostri bimbi a preparare questa ricetta semplice e veloce anche per avvicinarli a questo mondo. Potete creare molte combinazioni diverse, vi consiglio per questo motivo di munirvi anche di zuccherini colorati per guarnire i vostri dolcetti.

Ingredienti

Cosa ci serve per preparare questa ricetta:

  • 2 uova
  • 125 gr di zucchero
  • 125 gr di burro
  • 200 gr di farina
  • 1 bustina di lievito vanigliato

Procedimento per le tortine alla vaniglia

Cominciamo miscelando le uova con lo zucchero con l’aiuto di una frusta elettrica o di una planetaria. Nel frattempo sciogliamo il burro a bagnomaria e, una volta fuso, lo aggiungiamo al composto appena preparato.

Setacciamo la farina e il lievito vanigliato in polvere (io uso questo) continuando a mescolare finche non otterremo un composto omogeneo e senza grumi. Per rendere il sapore più intenso ho aggiunto qualche goccia di aroma di vaniglia e una punta di colorante alimentare rosso. Questi due passaggi sono a vostro gusto, potete anche aggiungere altri aromi se preferite.

Riempiamo degli stampini a nostro piacere e cuociamo in forno preriscaldato a 180° per 25/30 minuti.

Una volta raffreddati li ho ricoperti con zuccherini colorati.

Buon appetito! Le vostre tortine alla vaniglia sono pronte.

SERGIO LEONE IN MOSTRA ALL’ARA PACIS DI ROMA

All’Ara Pacis di Roma ancora per due mesi, fino al 3 maggio, la grande mostra dedicata a Sergio Leone, uno dei cineasti italiani più conosciuti al mondo, che con la propria estetica ha rivoluzionato il genere del western e ha influenzato l’intera generazione a venire, portando il cinema italiano ad un livello di splendore e considerazione internazionale altissimo. 

Il percorso espositivo, curato da Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, ripercorre la parabola umana e artistica del grande regista, attraversando e analizzando l’intera cinematografia con piglio analitico-storiografico, ma al contempo empatico e emozionale.

A vivificare il racconto immagini e pannelli esemplificativi, videoproiezioni di scene cult, scambi epistolari tra Leone e i suoi collaboratori e committenti, fotografie di set, bozzetti di scenografia, poster originali, oggetti e abiti di scena cult, la ricostruzione evocativa e meravigliosa di stralci di scenografia iconoci. L’intero percorso, poi, è accompagnato dal sottofondo musicale delle grandi colonne sonore firmate da Ennio Morricone.

Entriamo nella prima sala accolti da un suono familiare: lo squillo telefonico inquietante e prolungato che accompagna la sequenza iniziale del capolavoro leoniano per eccellenza, il colossale C’era una volta in America a cui sarà dedicata una intera sezione dell’esposizione.

Il segnale è chiaro ed evidente: stiamo per accedere in un limbo di favola che interromperà il regolare fluire del tempo, stiamo per disconnetterci dalla nostra quotidianeità per immergerci con tutti i sensi nel fantastico mondo del cinema di Sergio Leone. 

La mostra da qui si divide in 5 sezioni: Cittadino del cinemaLe fonti dell’immaginarioLaboratorio LeoneC’era una volta in AmericaLeningrado e oltreL’eredità Leone.

Sergio Leone, il destino segnato di un ragazzo prodigio.

La prima parte della mostra, intitolata Cittadino del cinema, ci racconta, attraverso un’emozionante e dettagliata galleria fotografica, l’infanzia del regista, figlio d’arte del regista Vincenzo Leone, alias Roberto Roberti, e della diva del cinema degli anni dieci Edvige Valgarenghi, in arte Bice Waleran. 

E ci narra anche degli anni di apprendistato del giovane Sergio, che sarà tuttofare e aiutoregia in numerosissimi set di registi importanti, da Blasetti a Soldati fino ad arrivare ai grandi registi di Hollywood che venivano a girare a Cinecittà, come Wylder.

Sono questi anni importantissimi per la sua formazione, anni di duro lavoro che però saranno preziosi perché gli daranno quella capacità unica di possedere il set e che gli permetteranno, negli anni del suo grande cinema, di essere artefice e partecipe di ogni fase di lavorazione dei film. 

Sergio Leone e Federico Fellini

Durante il percorso troviamo questa splendida foto, ma la mostra non racconta molto del rapporto tra i due grandi registi.

Andiamo a recuperare su internet un interessante articolo di Dagospia

(https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/ecco-come-fellini-soffio-ldquo-vitelloni-rdquo-sergio-leone-224420.htm) che approfondisce il rapporto tra i due. Una curiosità stuzzicante per il cinefilo incallito: Leone aveva scritto un film sulla sua infanzia intitolato Viale Glorioso, proprio mentre Fellini, autore già affermato, scriveva e portava al cinema I Vitelloni. Leone pianse tanto, era praticamente lo stesso film e Federico lo aveva fatto prima. Cosi ripose la sceneggiatura nel cassetto e non lo fece più. 

Le fonti dell’immaginario: le influenze artistiche di Sergio Leone

Un elemento rinnovato rispetto alla precedente esposizione di successo a Parigi è la ricostruzione dello studio di lavoro di Sergio Leone, il luogo dove egli ha concepito le idee dei suoi film più belli. 

Di fronte la scrivania, troviamo una parte della libreria, con una selezione di opere letterarie. Sergio Leone era un artista profondamente colto; le arti visive e letterarie da cui resta affascinato si radicano in lui e si traslano nelle sue opere. 

L’interessante sezione della mostra ci racconta come alcuni dei suoi film siano intrisi di riferimenti espliciti a opere pittoriche di artisti che Leone amava, come Goya, Degas, Hopper e De Chirico. Oltre l’arte visiva, confluivano nella sua estetica anche gli autori cinematografici che amava, primi tra tutti John Ford e Charlie Chaplin, e la letteratura, fonte di ispirazione primaria, soprattutto le opere di Dos Passos, Hemingway, Fitzgerald, Chandler, come anche Cervantes, Omero e i fumetti. 

Laboratorio Leone: dentro il set con il Mito

Per Sergio Leone il cinema è mito, è strumento di favola per raccontare immaginari ideali come quello del Far West americano, e reinventarlo nutrendolo di suggestioni derivanti dalla cultura neorealista italiana, dalle esperienze della guerra.

Nel Far West di Sergio Leone c’è John Ford e tutti i grandi autori del western classico, che il giovane cineasta ha studiato con vorace passione per assimilarne tecniche e linguaggio. Ma quegli stilemi vengono caricati di una nuova espressività perché i personaggi di Sergio Leone sono sporchi, poveri, eccessivamente violenti, affamati e pronti a tutto.

La sperimentazione ha toccato tutti i tasselli della fabbricazione filmica: le star hollywoodiane come Clint Eastwood, Henry Fonda, Claudia Cardinale, sono trasfigurate; il linguaggio cinematografico torna all’intensità del cinema muto, il tempo è dilatato, l’inquadratura è utilizzata in tutte le sue forme, dal campo lungo al primissimo piano; i dialoghi ridotti all’osso lasciano lo spazio ai suoni, che assumono una valenza figurativa e spaziale essenziale alla fruizione dello spettatore e alla sua immersione nell’esperienza filmica. 

E poi c’è la musica di Ennio Morricone…

Sergio Leone e Ennio Morricone: un sodalizio iconico.

Una sezione della mostra è dedicata al rapporto tra i due grandi artisti, che si conoscevano dai tempi della scuola ma si erano persi di vista. Sarà la Jolly Film, la società che produceva i film di Leone, a farli reincontrare, essendo quindi artefice di una delle collaborazioni più felici della storia del cinema italiano.

Perché i film di Sergio Leone non sarebbero la stessa cosa senza le colonne sonore di Ennio Morricone, capolavori senza tempo che hanno arricchito i film di un ulteriore livello narrativo e si sono impressi nell’immaginario collettivo con una forza dirompente. 

C’era una volta in America: il grande capolavoro. 

La ricostruzione del varco a Coney Island attraverso cui Noodles conduce lo spettatore dentro il suo racconto in C’era una volta in America, porta ora lo spettatore nello spazio espositivo dedicato al grande capolavoro di Sergio Leone. 

Il tema di sottofondo è ovviamente l’emozionante Once upon a time in America, composizione ormai iconica che nell’immaginario collettivo da sola basta ad evocare la Hollywood di sempre e la magia del cinema.  

In uno spazio ampio si distendono bozzetti di scenografia, costumi originali, foto di scena che mostrano le evoluzioni estetiche del personaggio interpretato da Robert De Niro. E viene narrata la parabola produttiva del film, la cui realizzazione impegnò Sergio Leone 16 anni, dal 1967 al 1983. 

L’eredità Leone: un regista che ha saputo influenzare tutta la cultura dopo di lui. 

C’era una volta in America è stato senza dubbio il capolavoro essenziale di Leone, il sunto colossale di tutta la sua parabola cinematografica. Negli anni successivi all’uscita, Leone lavorò sia alla progettazione di un nuovo grande lavoro, Leningrado, che però non ebbe il tempo di essere realizzato, e sia come produttore di grandi pellicole della commedia all’italiana anni 80, come i primi film di Carlo Verdone

L’ultima parte della mostra è poi dedicata al lascito della cinematografia di Sergio Leone nella cultura popolare e cinematografica di tutti i tempi. Citazioni esplicite possono riscontrarsi nell’opera di grandi cineasti come Quentin Tarantino, Martin Scorsese, John Woo; in opere cinematografiche cult come Matrix e in show popolari come i Simpson; sono state realizzate cover dei themes musicali  di Ennio Morricone da band di tutti i tipi, come i Metallica e i Muse

La mostra, realizzata a 90 anni dalla nascita e a 30 dalla morte, è prodotta dalla Cinemathèque Francaise e dalla Cineteca di Bologna, ed è stata realizzata con il sostegno del Mibact, in collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà, il Ministère de la culture (Francia) e CNC – Centre national du cinema et de l’image animée. 

Sarà visibile fino al 3 maggio. Il costo del biglietto è di 11 euro, ridotto 9 euro. Per info e prenotazioni potete cliccare qua.

Tra febbraio e aprile, inoltre, Roma omaggerà il Maestro degli spaghetti-western con altre numerose iniziative sparse in tutta la città.

Wroclaw: la città degli gnomi in Polonia

Cosa vedere nella città Polacca

Wroclaw, conosciuta anche come Breslavia, si trova nella Polonia occidentale sulle sponde del fiume Oder. E’ un posto tranquillo e vivibile; molto romantico con le sue passeggiate lungo il fiume e il ponte Tumski.

Vi consiglio di andarci nel periodo Natalizio per respirare ancor di più l’aria nordica e romantica illuminata da luminarie festive. Le vie centrali e le piazze sono piene di bancarelle di dolciumi e prelibatezze locali. Per i bambini ci sono giostre e giochi di ogni genere. Sembra di essere all’interno di un grande parco divertimenti.

Cosa non può mancare nel vostro giro

Piazza Del Mercato (Rynek)

Rappresenta il cuore pulsante della città; circondata da palazzi borghesi eleganti e colorati tra cui inconfondibile è la sagoma del Municipio in stile gotico attualmente museo d’Arte Borghese. La torre occidentale invece ospita il Museo Civico d’Arte.

Rynek

Altra cosa curiosa e degna di nota è la coppia di palazzi denominata dai cittadini Jas i Malgosia, ovvero Hansel e Gretel situati nella zona nord-occidentale della piazza; nel medioevo fungevano da ingresso al cimitero, sulla porta in stile barocco potete leggere “Mors Ianua Vitae” cioè “La morte è la porta della vita”. A sud-ovest della Piazza del Mercato trovate la Piazza del Sale, che in origine era proprio dove il sale veniva venduto, attualmente è un mercato dei fiori. Sull’edificio più grande, vecchia sede della Borsa, troverete il simbolo del principe Wratyslaw nonché fondatore della città.

Jas i Malgosia

Cattedrale di San Giovanni Battista

E’ in stile gotico e con i suoi mattoni rossi è stata costruita tra il 1244 e il 1590. Il suo interno è costituito da tre navate ricoperte di affreschi e decori. Sono molto belli all’esterno i due campanili che spiccano alti nel cielo e sono visibili da vari punti della città; ma una delle viste più belle è quella da Most Piaskowy o Sand Bridge in cui la sagoma della cattedrale si riflette nell’acqua creando una doppia immagine da cartolina. Vi consiglio inoltre di salire sulla torre per ammirare la vista sulla città.

Cattedrale di San Giovanni Battista

Il lampionaio di Wroclaw: Verso le cinque di sera (attenzione a quando tramonta il sole) potrete assistere ad uno spettacolo unico; intorno alla cattedrale, più precisamente tra Swietego Idziego, Katedralna, plac Koscielny e Most Mlynski vedrete il lampionaio di Breslavia che avvolto in un mantello nero e munito di un lungo bastone accendigas accende tutti i lampioni uno per uno, in totale 103. E la mattina seguente, all’alba, rifacendo lo stesso giro li rispegne tutti sempre uno per volta. Spesso ci sono lì intorno dei suonatori di strada che o con il sax o con il violino rendono tutto ancora più magico.

Il lampionaio

Chiesa di nostra Signora sulla sabbia

E’ una chiesa cattolica e sorge su un’isolotto chiamato Wyspa Piasek, non distante dalla Cattedrale; il suo interno è semplice e moderno. Durante la guerra era stata rasa al suole ed è stata poi ricostruita dal 46′ in poi. L’unico resto della struttura originale è il timpano nella navata meridionale.

Chiesa di nostra Signora sulla sabbia

Mercato coperto (Hala Targowa)

Si trova a Paskowa 17 e potrete trovare al suo interno frutta e verdura, dolci e spezie e tantissimi fiorai.

Hala Targowa

Università e Sala Leopoldina

L’edificio sorge nella zona universitaria situata nella parte settentrionale della città. Costruito tra il 1728 e il 1742 l’edificio vi sorprenderà già dall’ingresso con il suo portale blu decorato d’oro.

Ingresso dell’Università

Io non ho potuto resistere e ho dovuto scattare una foto. Potrete visitarlo per intero o scegliere diverse sezioni di esso. Io ve le consiglio tutte perché scoprire come le varie sale al suo interno è davvero interessante. Vi suggerisco di partire dal pian terreno in cui vedrete esposti oggetti e materiali didattici tra cui pietre di ogni tipo, dai quarzi alle ametiste dai colori brillanti e lucenti.

Potrete osservare macchinari utili agli studenti per studiare stelle e pianeti. Dopo aver visitato quest’area potrete recarvi al piano superiore e ammirare la sala Leopoldina, uno degli spettacoli più belli che abbia mai visto. L’aula si estende per il lungo e sulle pareti potrete ammirare affreschi e statue. Sulle pareti laterali, nelle nicchie delle finestre, sono dipinti i maggiori studiosi, filosofi e matematici.

Sala Leopoldina
Sala Leopoldina

Panorama Raclavice

E’ un Diorama che raffigura la battaglia per l’indipendenza svoltasi il 4 Aprile 1794 tra i polacchi e l’Impero russo proprio vicino al villaggio Raclavice. La raffigurazione è lunga 114 metri per 15 di altezza. Le visite sono solamente guidate e si svolgono ogni 30 minuti.

Sala del centenario

E’ una grande struttura circolare in cemento armato costruita tra il 1911 e 1913 per commemorare la vittoria tedesca nella Battaglia di Lipsia. Al tempo era un’opera architettonica unica sia per la dimensione sia per il materiale al tempo ancora poco usato.

Sala del centenario

Gli Gnomi di Wroclaw

Ce ne sono oltre trecento e se ve ne innamorate come è successo a me diventerà per voi una vera e proprio caccia al tesoro. Cercherete in ogni angolo della città le piccole statuette raffiguranti gli gnomi, ognuno diverso dall’altro. Per rendere la ricerca più semplice potete acquistare all’ufficio turistico la mappa.

Gli gnomi

Lo zoo di Wroclaw

Vicino alla sala del centenario sorge lo zoo di Wroclaw. Potrete ammirare ogni specie di animale, dai leoni agli elefanti. Molto carino da visitare se viaggiate con dei bambini.

Dove mangiare a Wroclaw

Pierogarnia Stary Mlyn: nella piazza del mercato è il ristorante per eccellenza in cui gustare i famosi Pierogi, il piatto più famoso della città. Si tratta di ravioli grandi cotti sia alla piastra sia in forno ripieni di carne e verdure. Sono assolutamente da provare. Li potete trovare anche dolci. In questo posto però potrete assaggiare anche dei piatti di carne molto gustosi, assaggiare la birra locale o provare le loro tisane. Vi consiglio quella con cannella e arancio. E’ sempre pieno, soprattutto nel periodo natalizio, vi consiglio quindi di armarvi di pazienza e mettervi in coda perché vale la pena provarlo.

Art cafe Kalambur: nella zona universitaria si trova questo bar in stile Liberty; è luogo d’incontro per i giovani e ospita spesso mostra di giovani emergenti.

Art cafe Kalambur
Art cafe Kalambur

Karczma Lwowska: è un ristorante di cucina tipica polacca. Lo stile è fiabesco e romantico. Sono buoni sia i pierogi alla griglia sia la carne. I camerieri sono pronti a soddisfare ogni vostra esigenza. E’ da provare.

Karczma Lwowska

Bernard: si trova nel Rynek, lo abbiamo provato a pranzo e ve lo consiglio. E’ un posto delizioso e moderno, si respira una bella atmosfera. Buona la carne, le zuppe e anche i fritti.

Dove dormire a Wroclaw

Korona Hotel: consigliatissimo sia per la sua posizione centrale, si trova infatti a 200 mt da Rynek, e permette di raggiungere tutte le zone centrali e le attrazioni turistiche a piedi, sia perché è moderno e costruito da poco. Le stanze sono moderne e il personale è cordiale. Se scegliete il pernottamento con colazione potrete gustare ottime pietanze salate e dolci.

Per info e prenotazioni clicca qui.